Con il D.Lgs. n. 148 del 7 agosto 2026, in vigore dal 12 agosto, il legislatore è tornato sulla riforma fiscale delle successioni e donazioni con alcune correzioni che interessano soprattutto i patrimoni più articolati.
Le novità da tenere d’occhio sono due.
La prima riguarda i trust. La disciplina consente già, in determinati casi, di optare per il pagamento anticipato dell’imposta sulle successioni e donazioni al momento del conferimento dei beni nel trust, oppure all’apertura della successione nel caso di trust testamentario. Il nuovo decreto chiarisce espressamente che questa scelta può riguardare anche le imposte ipotecaria e catastale quando sono coinvolti beni immobili.
È una precisazione tecnica, ma importante. La formulazione precedente aveva lasciato dubbi proprio sul trattamento delle imposte collegate agli immobili, con il rischio di rendere meno prevedibile il costo fiscale complessivo dell’operazione.
La seconda novità riguarda invece le successioni ordinarie e gli eventuali controlli dell’Agenzia delle Entrate. Se, dopo la dichiarazione di successione, l’Ufficio rettifica i valori indicati e liquida una maggiore imposta, cambiano la decorrenza e la misura degli interessi. Gli interessi decorrono dal giorno successivo alla scadenza del termine entro il quale l’erede avrebbe dovuto pagare l’imposta autoliquidata. Dal 1° gennaio 2027 il tasso viene inoltre ridotto al 2,5% per ogni semestre compiuto.
Il decreto, quindi, non introduce una nuova rateizzazione generalizzata dell’imposta di successione. Interviene piuttosto su alcuni aspetti tecnici della riforma già entrata in vigore, cercando di coordinare il nuovo sistema di autoliquidazione con i controlli successivi e con la tassazione dei trust.
- Il commento di Barbera & Partners
La riforma renderà più importante prestare attenzione per l’erede avendo modificato le conseguenze di leggerezze o non perfette indagini sul patrimonio del defunto.
La riforma in questo senso si colloca nella direzione da sempre assunta dal nostro ordinamento: rendere sempre più difficili le cose per il contribuente, quasi come ad aspettarne un errore per chiederne il tributo.
L’idea di fondo di ispirazione della riforma potrebbe benissimo sembrare la scena del pedaggio del celebre film “Non ci resta che piangere” con M. Troisi e R. Benigni, dove al primo errore commesso dal cittadino lo Stato è lì, presente, pronto a chiedere un tributo…
Avv. Mattia Barbera







