Assegno divorzile anche se c’è già stipendio: la Cassazione torna a valorizzare i sacrifici familiari

Articolo di Avv. Mattia Barbera

Con l’ordinanza n. 18385 dell’8 giugno 2026, la Corte di Cassazione ha ribadito che l’assegno divorzile può essere riconosciuto anche quando l’ex coniuge sia economicamente autosufficiente.

Nel caso esaminato, alla ex moglie era stato attribuito un assegno mensile di 100 euro. Durante il matrimonio la donna aveva lavorato part-time e si era occupata prevalentemente dei figli e della casa, consentendo al marito di consolidare la propria posizione professionale e reddituale.

La Cassazione ha chiarito che la funzione perequativo-compensativa dell’assegno non richiede necessariamente uno stato di bisogno e, addirittura, ed è qui la svolta, che può essere riconosciuto un assegno anche a vantaggio dell’ex che percepisce già uno stipendio.

Insomma oltre al lavoro personale i giudici hanno attribuito alla donna il diritto a percepire anche un assegno dal coniuge.

Occorrono però una rilevante disparità economico-patrimoniale e il collegamento tra tale squilibrio e le scelte familiari condivise durante il matrimonio. Ed è questo il ruolo che viene richiesto al competente avvocato per fare la differenza.

Il sacrificio, infatti, non deve risultare soltanto da una rinuncia formale a un posto di lavoro. Può essere ricostruito anche attraverso la durata del matrimonio, il lavoro part-time, la distribuzione concreta dei compiti familiari, la cura dei figli e il contributo dato alla crescita professionale o patrimoniale dell’altro coniuge etc.

Non basta, quindi, dimostrare che uno guadagni più dell’altro. Bisogna accertare se quella differenza sia anche il risultato del progetto familiare comune.

 

Il commento di Barbera & Partners

La decisione è interessante perché riporta l’attenzione sulla storia economica del matrimonio e sui vantaggi che uno dei coniugi può avere costruito anche grazie al lavoro familiare dell’altro.

Ricorda, per alcuni aspetti, le sentenze di un decennio fa, laddove venivano valorizzati il precedente tenore di vita e la forte disparità economica, mentre nella successiva fase l’assegno veniva escluso nelle occasioni in cui vi era l’autosufficienza patrimoniale del beneficiario. È un esempio particolarmente evidente dell’andamento oscillatorio della giurisprudenza.

La pronuncia del giugno 2026 non ripristina il vecchio criterio del tenore di vita. Segnala però un nuovo spostamento verso la valorizzazione dei sacrifici e della distribuzione dei ruoli familiari.

Per questo, una domanda respinta anni prima o una condizione economica fissata da un vecchio provvedimento può meritare una nuova valutazione quando cambia la giurisprudenza.

A volte conviene scegliere con attenzione il momento in cui agire. In altri casi è utile chiedere periodicamente un aggiornamento: un diritto che in passato appariva difficilmente riconoscibile potrebbe oggi trovare uno spazio diverso, purché esistano fatti nuovi e i presupposti richiesti per la modifica sono ora più facilmente raggiungibili.